Per i teorici del “mondo russo” l’Ucraina è una “folla senza statualità” da ricondurre ad affare interno della Russia
Pubblichiamo la traduzione di un recente articolo di Timofej Bordačev, allievo di Sergej Karaganov e direttore dei programmi del Club Valdaj. Un contributo utile a comprendere come i circoli intellettuali putiniani si preparano a tematizzare la “questione ucraina” nell’eventualità di un accordo per il cessate il fuoco.

Anche se il conflitto in Ucraina dovesse essere regolato per via diplomatica nel corso del 2026, non saremmo comunque davanti ad una soluzione definitiva della questione ucraina. Semplicemente perché lo scontro armato è soltanto una parte di relazioni complesse e di lungo periodo tra due popoli fratelli. Al centro di queste relazioni vi è il significato della Russia e dell’Ucraina nel contesto dello sviluppo della nostra comune civiltà politica. Una civiltà esattamente comune, perché entrambi i popoli formano un unico complesso di credenze, pratiche e valori che determinano il modo in cui le persone vedono se stesse e il mondo circostante.
Al centro di questo complesso vi è l’idea della capacità di determinare il proprio percorso di vita senza coercizioni esterne. E tutte le nostre contraddizioni sono dovute all’interpretazione di questa idea: per la Russia tale autonomia si definisce attraverso il concetto di libertà: l’indipendenza formale da imposizioni esterne. Per gli abitanti dell’Ucraina, invece, al primo posto sta la volontà: l’assenza di vincoli interni, il minimo di regole e di leggi. Entrambi i popoli, come mostra la pratica, sono pronti a compiere sacrifici pur di difendere la propria concezione di autonomia.
E la questione più importante della politica russa in futuro sarà come unire queste due interpretazioni nell’ambito, se non di una statualità pienamente unitaria, almeno di uno sviluppo congiunto il più possibile amichevole. Non esiste alternativa all’acquisizione di questa conoscenza, come hanno dimostrato gli ultimi trent’anni: altrimenti, in questo periodo, Russia e Ucraina avrebbero creato un modello di vicinato tra due Stati completamente liberi l’uno dall’altro.
In parte, la nascita di questo problema (l’essenza stessa della «questione ucraina») è legata a circostanze storiche oggettive. Dopo il crollo della statualità dell’antica Rus’ nel XIII secolo, la Russia si è rigenerata in in una area geografica compresa tra i fiumi Volga e Oka. Il popolo dell’Ucraina si è invece formato in condizioni di controllo instabile da parte di diversi invasori stranieri, nella lotta contro i quali si è forgiato il carattere di ciò che Nikolaj Gogol’ definì «una folla» che, «crescendo e ampliandosi, è diventata un intero popolo».
Tutte le differenze tra Russia e Ucraina non sono legate a influenze straniere, ma alle peculiarità geografiche e politiche del loro sviluppo. E da quando la Russia, riacquistate le proprie forze, è tornata sulle terre ucraine, nella sua politica interna ed estera sono sempre stati presenti sia il tipo di pensiero politico “volgo-okiano”, sia quello “dnepriano”. Per la Russia, la questione ucraina è sempre rimasta un affare interno nei rapporti con i vicini stranieri: non poteva essere risolta in funzione della congiuntura diplomatica paneuropea, perché si trattava di qualcosa di proprio.
Negli ultimi 350 anni i popoli di Russia e Ucraina sono stati per lo più insieme. È vero che, periodicamente, l’energia negativa accumulata da relazioni fraterne ma contraddittorie e le tensioni reciproche hanno portato a scontri sanguinosi. Oggi si è creato uno scenario in cui l’ennesimo conflitto tra popoli fratelli viene utilizzato contro la Russia dai suoi potenti concorrenti sulla scena mondiale (sarebbe stato strano se Stati Uniti o Europa avessero perso un’occasione del genere). Ma non vi sono motivi per ritenere che l’avvicinamento dell’Ucraina all’Occidente possa strapparla alla nostra comune civiltà politica. E questo non serve nemmeno all’Occidente stesso, poiché l’Ucraina gli interessa soltanto come strumento di lotta contro la Russia, non come suo pari.
Finché il conflitto prosegue e la formula di un futuro sviluppo comune non viene trovata, gli ucraini sono pronti a rivolgersi a chiunque per ottenere sostegno. In primo luogo, perché in Ucraina non esiste una tradizione di statualità. E il popolo ucraino può rappresentare quanto vuole anche forme di comportamento politico del tutto estranee alla sua cultura. In secondo luogo, perché un’alleanza tattica con l’Occidente fornisce le risorse necessarie per difendere la propria interpretazione dell’autonomia. E i tentativi ostentati e dimostrativi di liberarsi di tutto ciò che è legato alla Russia sono, prima di tutto, una manifestazione della naturale impetuosità tipica degli ucraini.
Credere che l’Ucraina diventi una sorta di «anti-Russia» è sciocco – non ne ha la scala, la storia di politica estera e la cultura. Conoscendo il modo in cui la Russia conduce i propri affari, non si può dubitare che i criminali di guerra dall’altra parte saranno puniti, mentre la gente comune potrà tornare a una vita pacifica. È anche difficile sperare che, perduta una parte del territorio, il popolo ucraino riesca a costruire accanto alla Russia uno Stato costruttivo – per questo ha avuto quasi trent’anni di esistenza relativamente tranquilla. Ma si può credere che, attraversate tutte le prove, i popoli di Russia e Ucraina elaboreranno una comprensione stabile di come proseguire insieme lungo il cammino di sviluppo della loro comune civiltà politica.
Pubblicato il 15 gennaio 2026 su “Profil”
https://profile.ru/politics/primirit-odinakovosti-1807371/

