Droni, carburante, censura, guerra, corruzione, prigionieri politici e il cinquantesimo compleanno di Aleksej Naval’nyj
Lev Tul’skij – 16 giugno 2026
Il mese comincia con una Russia che mostra, quasi nello stesso giorno, tre volti dello stesso logoramento: il costo crescente della vita, la corruzione del potere e la guerra che divora risorse, uomini, futuro. Studiare nelle università russe diventa più caro di oltre il 10% dopo la riduzione dei posti a pagamento. Le autorità spiegano la stretta con l’eccesso di laureati in economia, management e giurisprudenza, ma il risultato concreto è che migliaia di famiglie devono pagare di più per garantire ai figli una possibilità di istruzione. Anche l’università, in un Paese militarizzato, smette di essere un ascensore sociale e diventa un altro luogo di selezione economica.
Nello stesso tempo il FBK [Fondazione per la lotta alla corruzione] pubblica un’inchiesta su Valerij Fëdorov, capo del VCIOM [Centro panrusso per lo studio dell’opinione pubblica], l’istituto che contribuisce a costruire l’immagine ufficiale del consenso attorno a Putin. Secondo gli investigatori, intorno al VCIOM sarebbe esistita una rete di appaltatori opachi, mentre la famiglia di Fëdorov disporrebbe di appartamenti d’élite, posti auto, automobili di lusso, borse Hermès e gioielli per somme sproporzionate rispetto ai redditi ufficiali. È una notizia simbolica: chi misura il consenso vive dentro il sistema che quel consenso deve rendere credibile.
Sul fronte militare, intanto, i dati raccolti da “Važnye istorii” [Storie importanti] indicano un rallentamento nel reclutamento dei contrattisti. Nel 2025 avrebbero firmato il contratto circa 364 mila persone, meno dell’anno precedente; nel primo trimestre del 2026 il ritmo sarebbe sceso ancora. Questo dato si combina con il crollo della raffinazione del petrolio, scesa a maggio al minimo dal 2009 dopo una serie record di attacchi contro le raffinerie russe. Le difficoltà cominciano a sentirsi nelle forniture di benzina, soprattutto in Crimea e nei territori occupati. La guerra non resta più solo una spesa del bilancio: entra nella benzina, nei prezzi, nelle università, nei farmaci oncologici che mancano in almeno 16 regioni.
Il 1 giugno parla anche l’Armenia. I canali federali russi intensificano le minacce contro Erevan e contro Nikol Pašinyan. Nel programma di Solov’ëv, il politologo Sergej Micheev pronuncia una frase che sembra uscita dal cuore imperiale del potere russo: finché la Russia acconsente alla vostra esistenza, voi esistete. È una frase terribile perché dice senza maschere ciò che spesso viene nascosto dietro formule diplomatiche: l’indipendenza degli altri popoli è tollerata soltanto finché coincide con la volontà di Mosca.
2 giugno 2026
Il 2 giugno la guerra attraversa di nuovo i confini. Droni ucraini colpiscono diverse regioni russe: nel territorio di Krasnodar prende fuoco la raffineria di Il’skij, già colpita molte volte dal 2023; nella regione di Belgorod un bambino di 11 anni resta ferito da schegge alle gambe. Ma nello stesso giorno la Russia lancia contro l’Ucraina uno dei più grandi attacchi degli ultimi tempi: centinaia di droni e decine di missili colpiscono Kiev, Dnipro, Charkiv, Zaporižžja, Sumy, Černihiv e Poltava. Muoiono almeno 13 persone, oltre cento restano ferite. A Dnipro tra le vittime ci sono un vigile del fuoco e un bambino nato nel 2023.
Il Ministero della Difesa russo definisce l’attacco una risposta agli “attentati terroristici”. È il linguaggio consueto della guerra: ogni colpo contro i civili viene assorbito in una frase amministrativa, ogni rovina viene trasformata in formula. Ma la contabilità delle vittime dice altro. Dietro i numeri ci sono scale, appartamenti, asili, stazioni di servizio, famiglie svegliate dal rumore dei missili.
Lo stesso giorno Julija Naval’naja interviene all’Oslo Freedom Forum e dedica il suo discorso agli avvocati di Aleksej Naval’nyj, Vadim Kobzev e Aleksej Lipcer, condannati per avere difeso il politico. Ricorda che proprio loro impedirono alle autorità di isolare completamente Naval’nyj in carcere. Grazie a loro, dice, oggi possiamo leggere le sue parole e sentire ancora la sua voce. È uno dei fili più profondi di questo mio diario: il potere prova a sequestrare i corpi, ma qualcuno salva le parole.
La giornata porta anche nuove notizie sulla carenza di carburante, sulle restrizioni russe ai prodotti armeni, sulla denuncia di Ekaterina Mizulina contro Ksenija Sobčak per un’intervista al blogger Igor Sinjak, e perfino sull’arrivo possibile di Andrew Tate al PMEF [Forum economico internazionale di San Pietroburgo], dove per la prima volta viene inserito un torneo di combattimenti a pugni. La Russia ufficiale si presenta al mondo con lo slogan del “dialogo pragmatico”, ma intorno a quel dialogo si muovono guerra, censura, spettacolo muscolare e retorica aggressiva.
3 giugno 2026
Il giorno dell’apertura del PMEF San Pietroburgo e la regione di Leningrado subiscono uno dei più grandi attacchi di droni dall’inizio della guerra. Le autorità parlano di 59 droni abbattuti. Si vedono fumi nel sud-ovest della città, vengono segnalati incendi nell’area del terminal petrolifero, attacchi a Kronštadt e nei quartieri Kirovskij e Krasnosel’skij, ritardi all’aeroporto di Pulkovo, interruzioni di Internet mobile. Nel luogo del forum, intanto, gli ospiti vengono accolti da robot e scenografie futuristiche. L’immagine è quasi allegorica: una vetrina tecnologica mentre la guerra entra nell’aria della città.
Nello stesso giorno emergono altre crepe. A Mosca e nella regione di Mosca alcune stazioni di servizio introducono limiti alla vendita di carburante. In Cecenia Adam Delimchanov diventa il leader delle primarie di “Russia Unita” per numero di voti tra i candidati uninominali, con numeri molto superiori a quelli di figure centrali del partito. Maria Ponomarenko, giornalista già condannata per avere scritto dell’attacco russo contro il teatro di Mariupol, riceve una nuova pena. È detenuta dall’aprile 2022, è stata mandata più volte nello ŠIZO [cella di punizione], ha denunciato un peggioramento della salute fisica e psichica.
Durante l’attacco a Kronštadt viene segnalato anche il danneggiamento della corvetta “Bojkij”, già nota per avere scortato petroliere della cosiddetta flotta ombra russa. Intanto i debiti delle maggiori società tecnologiche crescono oltre i 2 mila miliardi di rubli, il metropolita Ilarion viene trasferito in Brasile dopo il fermo in Repubblica Ceca per sospetto possesso di droga, le entrate petrolifere aumentano ma non compensano il crollo dell’inizio dell’anno. Il messenger statale Max viene rimosso dall’App Store. In pochi giorni, anche la promessa di sovranità digitale mostra la propria fragilità.
4 giugno 2026
Il 4 giugno Aleksej Naval’nyj avrebbe compiuto 50 anni. Al cimitero Borisovskoe di Mosca, fin dal mattino, le persone portano fiori, lasciano biglietti, leggono poesie accanto alla sua tomba. La madre, Ljudmila Naval’naja, ringrazia coloro che custodiscono la memoria del figlio e ricorda una frase che Aleksej ripeteva ai suoi sostenitori: non arrendetevi.
Nel giorno del suo compleanno esce anche la versione audio di “Patriot”, letta dai familiari e da molte figure della cultura e dell’opposizione russa. Sul sito navalny.com viene pubblicato un archivio della memoria: testi, inchieste, video, fotografie, interviste, documenti, materiali in russo e in inglese. Lo scopo è conservare tutto ciò che Naval’nyj ha detto, scritto e fatto. In un sistema che cancella, archiviare diventa un atto politico e spirituale.
Ma la macchina repressiva continua. Le università cominciano a espellere in massa studenti dei VUC [centri di formazione militare] che rifiutano di firmare un contratto con il Ministero della Difesa. Il Minjust [Ministero della Giustizia] conferma che solo il 4% dei nuovi inoagenty [agenti stranieri] nel 2025 ha ricevuto questo status per finanziamenti esteri: quasi tutti vengono colpiti per la formula vaga dell’“influenza straniera”. “Memorial” e più di 30 organizzazioni collegate vengono inserite nella lista degli “estremisti e terroristi”. Anche la memoria, in Russia, viene trattata come una minaccia.
5 giugno 2026
Il costo dei campi estivi per bambini risulta cresciuto fino al 21% in alcune regioni. In “Russia Unita” qualcuno ammette che l’aumento delle tasse votato un anno prima potrebbe avere colpito troppo duramente piccole e medie imprese. Putin riceve la proposta di Zelens’kyj per un incontro personale, ma da Mosca arriva una risposta fredda, mentre al PMEF il presidente russo parla di nuovo ordine mondiale, BRICS, salari reali e stabilità economica. La Russia ufficiale continua a raccontare se stessa come potenza in ascesa, mentre dalle regioni arrivano segnali di stanchezza sociale.
L’app Max perde più della metà della propria attività dopo la rimozione dall’App Store. A San Pietroburgo compare un’attrazione chiamata “Orešnik”, a forma di missile nei colori della bandiera russa. Nel Mar d’Azov muoiono cinque cittadini azerbaigiani dopo un attacco di droni, mentre nel porto romeno di Costanza esplode un drone marino ucraino finito fuori controllo. Ad “Alabuga Politech” la direttrice dichiara che gli studenti impegnati nell’assemblaggio dei droni possono guadagnare fino a 500 mila rubli al mese. Il lavoro giovanile, la formazione tecnica e la produzione di morte si intrecciano in modo sempre più esplicito.
C’è anche una notizia cupa sulla società: secondo un’analisi di “Vërstka” [testata indipendente russa] e della University of Helsinki, almeno metà dei casi di violenza contro bambini in Russia avviene in casa, mentre la pena più diffusa resta una multa di 5 mila rubli. In un Paese dove la violenza pubblica viene normalizzata, anche la violenza domestica appare spesso minimizzata, archiviata, ricondotta a un conflitto privato.
6 giugno 2026
San Pietroburgo e la regione di Leningrado vengono colpite dal più massiccio attacco di droni contro la regione dall’inizio della guerra: le autorità parlano di 144 droni abbattuti. Nel distretto di Lomonosov prende fuoco un obiettivo del Ministero della Difesa; più di 600 persone vengono evacuate. I droni colpiscono il Corpo navale dei cadetti a Kronštadt, il deposito petrolifero di Petergof e il NII morskoj teplotechniki [Istituto di ricerca di termotecnica navale] a Lomonosov. Il governatore di San Pietroburgo, per la prima volta dall’inizio della guerra, chiede agli abitanti di non uscire di casa.
Nello stesso giorno il traffico passeggeri sulla strada “Novorossija” viene limitato a causa degli attacchi dei droni. È una strada decisiva per collegare Belgorod, Rostov sul Don, Mariupol’ e Simferopol’. La sua vulnerabilità contribuisce alla carenza di carburante nella Crimea annessa e a Sebastopoli. A Tjumen’ prende fuoco la raffineria Antipinskij: le autorità negano l’attacco di droni e parlano di violazione del processo tecnologico.
Eppure, in mezzo alla guerra, si annuncia anche un’azione per il 13 giugno in sostegno dei prigionieri politici: correre o camminare per tre chilometri, donare, partecipare da qualunque Paese. Il senso è semplice: non conta la velocità, conta la solidarietà. In un calendario pieno di incendi, una corsa può diventare un gesto di resistenza civile.
7 giugno 2026
La Crimea annessa comincia a conoscere non solo la carenza di benzina, ma anche quella di prodotti alimentari di base: grano saraceno, zucchero, riso, farina, sale, pasta, olio vegetale. In alcuni negozi compaiono limiti all’acquisto. La guerra logistica, iniziata con ponti, strade e carburante, raggiunge gli scaffali.
In Cecenia i siloviki [uomini degli apparati di sicurezza] rapiscono i genitori dell’oppositore Mansur Movlaev e minacciano la famiglia: se lui non tornerà in Cecenia, i genitori non torneranno a casa. Pochi giorni prima era stato rapito e torturato anche il fratello Zelimchan. È il volto più arcaico e brutale della repressione: non solo colpire l’oppositore, ma sequestrare il sangue, la famiglia, la vulnerabilità primaria.
Sempre il 7 giugno un drone russo colpisce l’area del deposito centralizzato del combustibile nucleare esausto a Černobyl’. Non si registrano superamenti della radiazione di fondo, ma il direttore della MAGATE [Agenzia internazionale per l’energia atomica] esprime profonda preoccupazione. Nel frattempo aumentano i casi di tradimento di Stato e spionaggio: dal 2022 il FSB ha aperto più di 1.500 procedimenti collegati a sicurezza, spionaggio, collaborazione con stranieri e aiuto al nemico. La sicurezza dello Stato diventa il centro di tutto; il cittadino, sempre più spesso, diventa sospetto.
8 giugno 2026
Emerge una notizia inquietante: dopo l’uccisione di Ali Khamenei, i servizi speciali russi avrebbero temporaneamente disattivato parte del sistema di videosorveglianza usato per la sicurezza di Putin. Il timore riguarda le nuove possibilità dell’intelligenza artificiale nell’analisi dei dati provenienti dalle telecamere. È un dettaglio importante: il potere che ha costruito una rete di sorveglianza per controllare i cittadini comincia a temere che la stessa logica possa essere usata contro di lui.
Nello stesso giorno un’inchiesta racconta la rete di parenti di Apti Alaudinov, capo delle forze speciali “Achmat”: molti occupano incarichi pubblici o militari, alcuni servono lontano dalla prima linea, in condizioni che ricordano più una base protetta che il fronte. L’immagine contrasta con la retorica del sacrificio e della guerra patriottica.
In Armenia, intanto, il partito di Pašinyan vince le elezioni parlamentari con quasi il 50% dei voti e può formare il governo da solo. È una sconfitta per le forze filorusse e un passaggio importante nel raffreddamento tra Erevan e Mosca. La Crimea, invece, vede crollare la domanda turistica sullo sfondo della crisi del carburante. A San Pietroburgo un uomo viene multato per frasi dette in una videochiamata privata su WhatsApp, dopo la denuncia dell’interlocutore. Il confine tra pubblico e privato si dissolve: anche una conversazione privata può diventare materia penale.
9 giugno 2026
Il deficit di benzina arriva nel territorio di Krasnodar. Gli abitanti di Krasnodar, Anapa e Temrjuk segnalano la scomparsa delle benzine AI-92 e AI-95 e lunghe code alle stazioni di servizio. Le autorità negano il deficit e parlano di difficoltà circoscritte, ma il fenomeno si è già presentato in almeno 15 regioni. La guerra contro le raffinerie e contro le infrastrutture di trasporto produce ormai effetti quotidiani.
La giornata porta anche notizie che mostrano la qualità morale del sistema. Un partecipante alla guerra contro l’Ucraina, già graziato dopo un omicidio, viene condannato all’ergastolo per l’uccisione dell’ex moglie e della figlia di sette anni di lei. È una delle conseguenze più oscure della pratica delle grazie concesse a condannati mandati al fronte: la violenza di guerra ritorna nella società, nelle case, sui corpi più indifesi.
Sul fronte digitale, Roskomnadzor discute con le aziende IT la creazione di un GosVPN [VPN statale], idea che esperti russi definiscono tecnicamente irrealizzabile. Le autorità si preparano invece a sbloccare Roblox dopo negoziati con gli sviluppatori, presentando il caso come successo della sovranità digitale. Ma lo stesso giorno si parla anche dell’esplosione di un’automobile a Balašicha, nella quale sarebbe morto un alto ufficiale del GRAU [Direzione principale missilistico-artiglieria]. La guerra ormai non è più soltanto fronte: entra nelle città, nelle auto, nei tetti, nelle infrastrutture.
10 giugno 2026
L’Ucraina sferra uno dei più vasti attacchi aerei degli ultimi tempi contro il territorio russo. Secondo il Ministero della Difesa russo vengono intercettati 326 droni. A Čeboksary prende fuoco lo stabilimento “VNIIR-Progress”, che produce componenti per droni e munizioni aeronautiche; a Samara brucia la raffineria Kujbyševskij di Rosneft’; nella regione di Vladimir vengono colpiti obiettivi dell’infrastruttura petrolifera. Per la prima volta il regime di pericolo droni viene dichiarato nella regione di Omsk. A Kazan’ risuonano le sirene.
Nei territori occupati vengono colpite infrastrutture di trasporto ed energetiche; a Sebastopoli un drone danneggia gravemente il museo-panorama “Difesa di Sebastopoli 1854-1855”. La tela storica di Franc Roubaud viene definita “praticamente distrutta”. È uno di quei momenti in cui la guerra, nata anche dalla manipolazione della memoria storica, finisce per distruggere un oggetto della memoria.
Nello stesso giorno emergono registri aperti di studenti soggetti alla registrazione militare sui siti di università moscovite. La Duma aumenta drasticamente le tasse per i migranti, ma vieta di espellere gli stranieri che hanno combattuto nella “SVO” [operazione militare speciale, formula ufficiale per la guerra contro l’Ucraina]. Il grande business si prepara a licenziamenti di massa, mentre Oleg Deripaska fa causa agli investigatori del FBK chiedendo un miliardo di rubli per un video su YouTube. Leonid Volkov, però, durante una diretta di scacchi raccoglie 581.710 rubli per i prigionieri politici. Anche qui il contrasto è netto: da una parte miliardi chiesti per intimidire, dall’altra centinaia di migliaia raccolti per aiutare.
11 giugno 2026
Il FBK pubblica un’inchiesta su Aleksandr Matovnikov, vicecomandante in capo delle Forze terrestri russe: immobili d’élite a Mosca e nella Crimea occupata, proprietà per circa 500 milioni di rubli, vacanze alle Maldive e a Dubai, legami familiari con un’impresa che produce esplosivi e che dopo l’inizio della guerra ha visto crescere enormemente il proprio fatturato. La guerra è anche questo: una catastrofe per molti, un’occasione di arricchimento per chi si trova nel punto giusto della macchina.
ASTRA scopre poi un gruppo Telegram aperto in cui militari russi avrebbero pubblicato per quasi un anno documenti segreti, link a riunioni, elenchi, dati di accesso a sistemi di sorveglianza, password e chiavi per le trasmissioni dai droni. Il grottesco si mescola al tragico: un esercito che invoca disciplina e segretezza lascia pezzi della propria macchina militare in una chat aperta.
La crisi del carburante si diffonde ulteriormente: Buriazia, Chabarovsk, San Pietroburgo, Sebastopoli, Crimea. In alcune zone si vendono quantità limitate, in altre la benzina scompare, altrove vengono annullati i QR-code per l’acquisto. Il concerto per il Giorno della Russia non si terrà sulla Piazza Rossa per la prima volta da più di vent’anni. Ufficialmente non vengono spiegate le cause, ma il precedente della parata del 9 maggio ridotta per motivi di sicurezza pesa sullo sfondo. Anche la festa nazionale si ritira dalla piazza simbolica del potere.
12 giugno 2026
Il 12 giugno, Giorno della Russia, Marija Pevčich e Aleksandr Štefanov raccolgono in diretta 2.104.865 rubli per aiutare i prigionieri politici. È uno dei dati più luminosi di questa sequenza: mentre il potere celebra se stesso, la società civile in esilio e in rete raccoglie denaro per chi è stato imprigionato dallo stesso potere.
Medvedev pubblica un video creato con l’intelligenza artificiale, in cui i ritratti di leader occidentali vengono distrutti in un tritadocumenti. È propaganda nella sua forma più povera e più rivelatrice: non argomentare, ma triturare; non parlare, ma mostrare la distruzione simbolica dell’altro.
Le VSU [Forze armate ucraine] dichiarano di aver colpito imprese petrolchimiche e di raffinazione in Tatarstan e nella regione di Samara. A Nižnekamsk un drone si schianta contro un edificio residenziale e quattro persone restano ferite. Intanto in Russia App Store funziona con interruzioni; OONI [Open Observatory of Network Interference, Osservatorio aperto sulle interferenze di rete] registra anomalie. La chiusura digitale continua a essere intermittente, tecnica, negabile, ma reale.
La guerra si prende anche i giovanissimi: BBC e “Mediazona” identificano il primo militare russo conosciuto nato nel 2008 e morto in Ucraina, il diciottenne Ališer Svirin. Aveva firmato un contratto da pochi mesi, forse da pochissimo. Il Paese che dice di difendere il futuro manda al fronte ragazzi appena entrati nell’età adulta.
13 giugno 2026
Un attacco di droni colpisce un terminal marittimo nel distretto di Temrjuk, nel territorio di Krasnodar. Una persona muore, tre restano ferite. Secondo Exilenova+, sarebbe stato colpito il complesso portuale “Taman’neftegaz” nel villaggio di Volna. Il precedente grande attacco contro i terminal della zona era avvenuto a gennaio, con tre morti e otto feriti. Le infrastrutture energetiche e portuali diventano bersagli ricorrenti.
Negli Stati Uniti la cittadina russa Nomma Zarubina viene condannata a 14 mesi di carcere per avere mentito sui legami con il FSB. Secondo l’FBI, sarebbe stata reclutata già nel 2020 con il nome in codice “Alisa” e si sarebbe presentata come attivista decoloniale per raccogliere informazioni sull’opposizione. È un dettaglio utile per capire la profondità delle reti russe: non solo propaganda aperta, ma infiltrazione, coperture, identità politiche usate come strumenti.
Il dato più pesante della giornata riguarda però il bilancio russo: quasi la metà delle spese federali del primo trimestre sarebbe stata destinata alla guerra. Le spese militari raggiungono quasi 5,9 mila miliardi di rubli, circa il 46% di tutti i fondi spesi dalle autorità nel trimestre. Se la tendenza continuasse, i costi per l’esercito potrebbero arrivare entro l’anno a circa il 10% del PIL. Ma nello stesso giorno le corse benefiche per i prigionieri politici raccolgono 522.410 rubli in 45 città del mondo. Da una parte quasi metà del bilancio per la guerra; dall’altra piccole somme raccolte per tenere vivi i perseguitati. È una sproporzione enorme, ma anche una verità: la speranza spesso comincia dove i numeri sembrano più deboli.
14 giugno 2026
Brucia un deposito di carburante a Rybinsk, nella regione di Jaroslavl’, dopo un attacco di droni. Si tratta del complesso “Temp” di Rosrezerv [Agenzia federale per le riserve statali], già colpito il 31 dicembre 2025. A Orël un drone colpisce il complesso residenziale “Zelënyj ostrov” [Isola verde]: una persona muore e otto restano ferite. La guerra continua a colpire infrastrutture, ma sempre più spesso raggiunge anche case, strade, abitanti.
Nel Kuban’ viene introdotto il režim ČS [regime di situazione d’emergenza] in quattro insediamenti dopo una nuova rottura della diga sul fiume Kuban’. Più di 4.300 ettari di campi vengono allagati; la stanica Troickaja, con oltre 6.000 abitanti, è sotto minaccia. I residenti raccontano di avere chiuso le falle con i propri corpi. È un’immagine quasi fisica dello Stato che arretra: dove mancano infrastrutture, manutenzione e protezione, restano i corpi dei cittadini.
Sempre il 14 giugno i servizi russi cominciano a limitare l’autorizzazione tramite Gmail. Avito avverte gli utenti che non è più consentito accedere tramite servizi stranieri. La chiusura digitale procede attraverso norme, multe, piccoli impedimenti tecnici. Dopo l’attacco al deposito di Rybinsk, gli abitanti parlano anche di una “pioggia di petrolio”: una patina nera, oleosa, appiccicosa su edifici, orti e sul fiume Volgotnja. Rospotrebnadzor non commenta. La guerra cade dal cielo anche come sostanza che sporca la terra.
E tuttavia, nello stesso giorno, la maratona in sostegno dei prigionieri politici raccoglie 14.224.042 rubli. Il denaro servirà per medicinali, pacchi, avvocati, bisogni concreti dei detenuti. La somma supera quella dell’anno precedente. Leonid Volkov raccoglie fondi giocando a scacchi, Marija Pevčich partecipa a un gioco online, Ruslan Šaveddinov organizza una corsa. La solidarietà non cancella la repressione, ma impedisce al prigioniero di essere ridotto a numero, fascicolo, silenzio.
15 giugno 2026
Il governo russo autorizza alcune raffinerie a produrre benzina e gasolio con un contenuto di zolfo molto più alto rispetto allo standard “Euro-5”. La misura, presa già nell’autunno 2025 e prorogata a tempo indeterminato, serve a ridurre il rischio di deficit. Ma il prezzo è l’abbassamento dello standard ecologico e tecnologico. Anche qui la guerra si traduce in un arretramento materiale: motori più usurati, aria peggiore, ambiente più fragile.
Nello stesso giorno arriva la notizia dei danni culturali causati dall’attacco russo contro Kiev nella notte del 12 giugno: la Kyjevo-Pečers’ka lavra [Lavra delle Grotte di Kiev], il “Mystec’kyj arsenal” [Arsenale artistico], lo studio cinematografico Dovženko, la Casa della musica d’organo e da camera a Dnipro. Alla Lavra prende fuoco il tetto della Cattedrale della Dormizione; nello studio Dovženko viene distrutto il laboratorio dei costumi, con la più grande collezione di costumi di scena del Paese. Zelens’kyj parla di uno dei maggiori crimini russi contro la cultura cristiana. Il Ministero della Difesa russo respinge le accuse e attribuisce i danni a un missile Patriot. Ma resta il fatto che la guerra colpisce anche archivi, musei, chiese, memoria artistica.
Sul fronte interno, il creatore di “Masjanja”, Oleg Kuvaev, viene processato in contumacia per un episodio in cui la protagonista invitava i militari russi ad arrendersi. Morgenstern riceve una multa aumentata e il divieto di amministrare risorse Internet. L’UE introduce nuove sanzioni contro figure coinvolte nella persecuzione del FBK, nell’avvelenamento e nell’uccisione di Naval’nyj, e contro propagandisti, funzionari, uomini degli apparati di sicurezza, giudici, società legate al riconoscimento facciale. Tra i sanzionati compaiono anche il metropolita Tichon, spesso definito “padre spirituale di Putin”, l’ex ombudsman per l’infanzia Pavel Astachov e strutture collegate alla propaganda e alla produzione militare.
Putin conferisce intanto al trentaduenne Deni Ajdamirov, nipote della moglie di Kadyrov, il grado di maggior generale della polizia. Il KPRF [Partito comunista della Federazione Russa] propone di vietare a deputati e senatori di possedere immobili all’estero, mentre le inchieste del FBK hanno più volte mostrato proprietà straniere riconducibili a esponenti di “Russia Unita”. L’Armenia annuncia esercitazioni militari con Stati Uniti, Francia e Grecia, segno ulteriore del raffreddamento con Mosca. Da Londra arriva infine la notizia di una condanna per incendi dolosi contro beni collegati al primo ministro Keir Starmer: secondo la BBC, l’operazione potrebbe avere tracce riconducibili ad ambienti russi.
Conclusione
Questi primi quindici giorni di giugno raccontano una Russia attraversata da una doppia corrente. Da una parte c’è il Paese della guerra: raffinerie che bruciano, carburante che manca, standard ecologici abbassati, bilanci divorati dalla spesa militare, giovani mandati al fronte, musei e chiese colpiti in Ucraina, repressione che entra nelle telefonate private, nei registri universitari, nei social, nei tribunali. Dall’altra parte c’è un Paese che non coincide con il potere: persone che portano fiori alla tomba di Naval’nyj, una madre che ripete “non arrendetevi”, avvocati che hanno salvato parole dal carcere, media indipendenti che raccolgono denaro per i prigionieri politici, cittadini che corrono, scrivono lettere, donano, archiviano memoria.
La speranza russa, in questi giorni, non appare, ancora una volta, come ottimismo. Non nasce dalla convinzione che tutto andrà bene. Nasce piuttosto da una fedeltà minima e ostinata: non lasciare soli i prigionieri, non consegnare la memoria al potere, non accettare che la Russia sia soltanto droni, denunce, propaganda e paura. In mezzo al rumore della guerra, resta una voce più fragile ma più umana: quella di chi continua a dire che un altro Paese esiste ancora, anche se oggi è perseguitato, disperso, ferito, esiliato o raccolto in silenzio davanti a una tomba.

